OA.104 – LACASADIVIAFERRARA
Una vecchia casa di corte di inizio del XX secolo. Un’unica grande casa negli anni divisa e frazionata fino a definire più piccole unità abitative lungo la via Ferrara. Il fronte nord si affaccia direttamente su via Ferrara mentre la facciata sud apre sul giardino interno ricco di piante, luce ed aria. La casa è sempre stata vissuta da un’unica famiglia costituita da due genitori e tre figli. Il padre si occupava della casa e del giardino, manutenzioni ordinarie e straordinarie, con cura e passione, fino a costruire un’altalena, giochi di legno e aquiloni. Nel giardino infatti è presente un piccolo capanno auto-costruito, un laboratorio per il fai-da-te, oggi ricco di materiali e strumenti ancora da scoprire.
La casa è stata ristrutturata nel 1965 realizzando un ampliamento nell’angolo sud-est verso il giardino. Internamente invece era stata rifatta la scala di collegamento dei due piani della casa in stile anni ‘60 con gradini in marmo verde e un parapetto in ferro a disegno. La casa aveva mantenuto la sua struttura di muratura portante in mattoni che caratterizza questo tipologia di edifici definendo una sequenza di stanze.
I tre figli crebbero e solo una delle figlie era rimasta da sola a vivere nella casa di via Ferrara. Troppo grande e dispendiosa per una sola persona. Decisero a malincuore di venderla.
Abbiamo comprato questa casa nel 2022. Anche noi abbiamo tre figli. I precedenti proprietari ne furono molto felici. Una storia continua.
Nell’acquisto abbiamo concordato di lasciare tutto quanto più possibile all’interno: mobili, vestiti, quadri, piatti, vino, etc. La prima estate abbiamo iniziato a viverla senza immaginare ancora un progetto. Abbiamo pulito la casa, abbiamo riordinato il giardino.
Nel 2023 abbiamo iniziato a immaginare gli spazi per una futura vita della nostra famiglia.
Essendo un progetto senza profitto per lo studio l’intero processo progettuale si è concentrato nel ridurre gli sforzi e al tempo stesso ha permesso di essere particolarmente precisi negli interventi. Lo strumento del disegno a mano libera ha permesso di concentrare gli sforzi e quasi tutto è stato definito con disegni molto semplici, prospettive, piante e dettagli disegnati a mano.
Il disegno di progetto più importante è stato fatto in vacanza al mare, in una pausa di relax dopo un pranzo. I bambini giocavano indipendenti e avevo la necessità di verificare su carta un’intuizione di uno spazio a doppia altezza senza sacrificare la superficie del solaio. L’idea di un solaio permeabile, con tavole di legno leggermente separate tra di loro ha permesso di immaginare uno studio in quota al piano primo acusticamente e visivamente connesso al soggiorno inferiore. Luce e aria possono invadere entrambi gli spazi intravedendo tra le assi di legno la vita del piano superiore che ospita un o studio collettivo dove ci si può riunire a studiare, leggere e giocare. Su questo spazio “pubblico” in quota si affacciano le stanze da letto e un bagno di servizio.
Il resto del progetto ha comportato l’apertura di porte ritrovate prima nascoste e l’apertura di nuove porte e nuove finestre. Lo spazio ora è aperto e connesso. Il rapporto con il giardino conquistato. La luce del sole a sud inonda gli spazi interni.
Nell’evoluzione della ricerca di OASI anche questo progetto è stato coinvolto da nuove pratiche e opportunità.
Ci siamo interrogati sul riscaldamento di una casa. Abbiamo indagato pratiche antiche e ci siamo affascinati dei sistemi a legna. Abbiamo approfondito tecniche e intervistato esperti. Abbiamo visitato case con stufe a legna ad accumulo termico. Ho deciso di . E’ il sistema che inquina meno e che rende di più. Unico problema è che non è apparentemente comodo. Bisogna rimboccarsi le maniche per ordinare e depositare la propria legna da selezionare accuratamente per superare l’inverno. Bisogna imparare ad accendere il fuoco, bisogna insegnarlo alla moglie e poi ai figli. Bisogna ogni mattina e ogni sera fare due passi in giardino fino alla legnaia per recuperare la legna necessaria, circa 10 chili. Bisogna sedersi davanti alla stufa con la legna e l’accendino. Bisogna aspettare almeno 5 minuti che il fuoco prenda. Bisogna prendersi del tempo. Bisogna riconoscere che insegnare a tua moglie e ai tuoi figli di accendere un fuoco è prezioso. Bisogna riconoscere che vedere uno scoiattolo mentre al mattino vai a prendere la legna in legnaia è prezioso.
Oggi scaldo l’intera casa con una Stube e ho un boiler elettrico per produrre l’acqua calda. Semplificazione impiantistica importante. Ho preferito dare valore alle pratiche di prendersi cura della legna, del fuoco piuttosto che regolare attraverso una app i termostati di un impianto costoso e spesso da mantenere.
Ci siamo interrogati sui materiali in edilizia. Ci siamo interrogati come sia possibile non rendersi conto che utilizzare anche una sola lastra di cartongesso (il materiale edile più usato nel XXI secolo) significa posare un riifiuto speciale ancor prima che questo venga rimosso e smaltito.
Ci siamo interrogati sulla regolazione dell’umidità e del caldo torrido imputabile al cambiamento climatico. Ci siamo interrogati sulle costruzioni “senza architetti”. Abbiamo approfondito le costruzioni vernacolari, le capanne in terra, le costruzioni in legno. Abbiamo scoperto che la maggior parte delle cascine di Lombardia e Piemonte erano costruire in terra locale, calce realizzata sul posto e inerti cavati e usati in loco. Ci siamo resi conto che abbiamo perso qualsiasi pratica e conoscenza locale. Ci siamo mossi e coinvolto esperti, artigiani e aziende di materiali naturali. Ci siamo interessati nella terra cruda, nell’argilla, la paglia, la canapa, la calce-canapa, la calce, la lolla di riso, il legno. Non appena abbiamo avuto l’opportunità di toccare con mano la maggior parte di questi materiali abbiamo intuito subito l’enorme potenziale ma soprattutto abbiamo capito la naturale empatia che certi materiali scambiano con l’uomo, in quanto quest’ultimo è parte stessa di un ambiente naturale. Siamo andati oltre. Abbiamo intuito la necessità di imparare di più. Come? Facendo. Abbiamo organizzato laboratori con artigiani per apprendere tecniche e materiali facendo. Abbiamo invitato amici e colleghi. Abbiamo sfruttato il cantiere della casa di via Ferrara come cornice ideale per sperimentare. Abbiamo fatto due laboratori. Il primo per sperimentare due tecniche con la terra cruda. Un intonaco in terra setacciata del giardino di casa mischiata a calce, inerti, paglia e canapulo. Abbiamo realizzato in autocostruzione contropareti a secco con isolante in canapa e chiusura in pannelli di argilla lasciati naturali. Il secondo laboratorio abbiamo realizzato un pavimento romano, tecnica antica descritta da Vitruvio nel Libro V del De Architectura. L’opus signinum è una malta ottenuta miscelando calce viva spenta con frammenti di laterizi e terra rossa fine, il tutto battuto e levigato in più strati fino a ottenere una superficie liscia e impermeabile. Consiglia l’applicazione di uno strato di base più grossolano, seguito da una finitura fine. Bisogna lasciar stagionare ogni mano per due o tre giorni, in modo da garantire coesione e durevolezza nel tempo.
Ci siamo spinti oltre grazie a processi di auto-costruzione. Ho coinvolto collaboratori e amici a partecipare a giornate di lavoro in cantiere per poter apprendere tecniche di posa di materiali naturali e di recupero. Abbiamo posato in auto-costruzione 120 metri quadri di tavole in larice. Abbiamo posato il solaio permeabile con le stesse tavole di larice. Abbiamo ragionato prima di fare, abbiamo sprecato il meno possibile. L’avanzo di materiali è diventato utile per ulteriori lavorazioni. Il larice avanzato è stato recuperato per realizzare una scala interna che connette il soggiorno inferiore al soggiorno superiore. La scala è stata realizzata “dal vivo” con la collaborazione di una falegnameria sociale con cui è possibile lavorare insieme direttamente sul cantiere. Il processo di progettazione in questo modo è radicalmente messo in discussione. Il progetto esecutivo è sostituito in una dimensione del fare “dal vivo”. Ne è un esempio la mensola appesa ad un montante strutturale della scala che era troppo lungo ma solo un’osservazione sul posto ha permesso di decidere di non tagliare il montante quanto piuttosto di lasciarlo della sua lunghezza apparentemente errata e utilizzarlo per fissare una mensola per una pianta.
Ho voluto coinvolgere anche i miei figli. Con loro abbiamo posato il parquet di recupero che era già presente in casa prima dei lavori che era stato accuratamente rimosso e salvato. Lo abbiamo posato a chiodi nella maschiatura delle tavole.
Tutta questa apparente complessità di situazioni, di processi e di pratiche ha portato a completare la realizzazione di questa casa. Ora è tutta da vivere, interpretare, trasformare.
La luce che entra dalle finestre non era mai stata così prima.
La stufa che non è solo una necessità ma è anche un piacere.
Coi miei figli continuo a costruire per finire alcuni mobili e attrezzature.
Alla fine come architetti speriamo di creare spazi in cui desideriamo vivere. Spazi disponibili, disponibili a cambiare ma prima di tutto disponibili ad essere vissuti.
Year: 2023 – 2025
Client: Private
Team: OASI Architects – Pietro Ferrario / OASI Materials – Anton Sagal / OASI workshop – Pietro Ferrario, Francesco Enea Castellanza, Anton Sagal, Andrea Angiolini, Marco, Agosti, Jacopo Luini, Matteo Pigni, Gianluca Micera, Irene de Paoli, Niccolò Rizzo, Sofia Batyrshina, Alberto Cogliati, Nadjeschda Wyer, Celia Cardona Cava, Giacomo Maria Tamburini, Manuel Giani, Jacopo Dolci, Enea Disconzi.






























































































